Nell’ambito del progetto “Fenice Metropolitana” venerdì 11 maggio alle ore 20.30 a Ceggia si terrà la proiezione dell’opera lirica La sonnambula di Vincenzo Bellini ( Catania, 3 novembre 1801 – Puteaux, 23 settembre 1835), nell’allestimento del Teatro La Fenice.

La proiezione, presso il Teatro Toniolo ad ingresso libero, segue l’incontro tenutosi venerdì 4 maggio all’Auditorium della Biblioteca comunale, in cui il Maestro Mario Merigo ha introdotto la storia dell’opera e del suo compositore, con un ascolto guidato ad alcune arie, ripercorrendone la trama.

La sonnambula opera semiseria in due atti su libretto di Felice Romani (a questo link è possibile scaricare il libretto http://www.teatrolafenice.it/media/3zdyq1498116763.pdf ), è ambientata in un paesino in Svizzera in epoca imprecisata;  protagonisti sono Amina, un’orfana allevata dalla mugnaia Teresa, ed Elvino, ricco possidente, in preparativi per il loro matrimonio.

L’opera debuttò al Teatro Carcano di Milano il 6 marzo del 1831.

ATTO I

Gli abitanti del villaggio salutano festosi Amina, la giovane orfana adottata da bambina dalla proprietaria del mulino, Teresa.  Elvino,  per suo amore ha abbandonato Lisa, l’ostessa del villaggio, un tempo amata ed ancora innamorata dell’uomo. Quest’ultima, dopo l’uscita di scena dei contadini giubilanti, piange il ricordo dell’antico amore, ed invano Alessio, giovane contadino innamorato di lei, tenta di consolarla e di convincerla a ripagare il proprio sentimento: troppo profonda è la ferita che affligge il cuore della giovane. Al rientro in scena dei contadini, che elevano un canto di affettuoso saluto alla promessa sposa, ecco giungere Amina, e, di lì a poco, Elvino, di ritorno dalla tomba dell’amata madre, cui ha implorato benedizione sul prossimo matrimonio.

Dopo la stesura del contratto matrimoniale dinanzi al notaio del paese, il giovane fa dono ad Amina dell’anello nuziale, precedentemente appartenuto proprio alla madre, e di un mazzolino di fiori. Giunge inaspettatamente una carrozza, il cui ignoto passeggero chiede subito ai presenti la via per raggiungere il castello della signoria del luogo. Stranamente, lo sconosciuto, intanto convinto da Lisa a pernottare nella locanda, dà prova di conoscere perfettamente i luoghi ed i dintorni del villaggio, lasciandosi persino vincere da una profonda nostalgia. Ciò muove la curiosità generale degli ignari abitanti del villaggio, che in verità non riescono a capire chi possa essere mai quello straniero.Ma l’ospite non solo manifesta il proprio rapimento nei confronti degli ameni luoghi: si mostra particolarmente affascinato dal viso di Amina, cui rivela essere molto somigliante ad una donna da lui un tempo amata, attenzione che suscita la viva preoccupazione di Elvino. Il giovane viene però prontamente rassicurato da Amina, che gli ricorda il proprio tenero amore.

Ma intanto comincia a farsi sera, e Teresa invita tutti i presenti a rientrare nelle proprie abitazioni. E’ infatti risaputo che, al calar delle tenebre, nel villaggio fa la sua apparizione un fantasma dalla veste bianca… Il forestiero, ritiratosi nella camera della locanda, riceve la visita di Lisa. Il colloquio tra i due viene bruscamente interrotto da un forte rumore proveniente dall’esterno. Lisa teme di essere scoperta in una situazione così compromettente, e fugge via, perdendo per la fretta il proprio fazzoletto. Da una finestra della camera, con vivo stupore dell’uomo, entra improvvisamente Amina. Adesso è tutto chiaro, il fantasma di cui si temevano le continue apparizioni non è altri che la stessa Amina in stato di sonnambulismo. L’uomo fa quindi adagiare la ragazza su un divano, per permetterle di riposare con serenità: la sua galanteria riesce a prevalere sul fascino esercitato dalla giovane. Lisa però ha potuto osservare la scena, e matura un piano che le permetterà di far fallire i progetti matrimoniali di Amina: senza indugio, corre a chiamare Elvino, affinché questi constati con i propri occhi l’equivoca situazione. Giungono frattanto anche i contadini, che hanno finalmente scoperto l’identità dello straniero: egli è infatti il Conte Rodolfo, figlio del defunto signore del luogo, partito molti anni prima. Intendono costoro, benché impacciati ed imbarazzati, porgere omaggio al loro signore. Entrano quindi nella camera del Conte, a breve distanza di tempo, i contadini, che rimangono impietriti nello scoprire che Amina é lì, ed Elvino, che su tutte le furie rifiuta le nozze. Amina si risveglia stupefatta, ella stessa non riesce a comprendere come mai si trovi nella camera del Conte. Nel tumulto generale, Teresa, frattanto accorsa anch’ella, rinviene per terra il fazzoletto che riconosce essere di Lisa.

 ATTO II

Nella foresta intorno al castello, i contadini sono radunati per discutere dell’opportunità di chiedere al Conte in persona l’intercessione per la povera Amina, affinchè l’irato Elvino possa mutare la propria triste decisione. Il giovane intanto incontra per caso Teresa ed Amina, che cerca invano di convincerlo della propria innocenza. Egli è tuttavia irremovibile, né giova a mitigare il suo ingiusto disprezzo l’intervento diretto del Conte Rodolfo, resosi immediatamente disponibile alle richieste dei contadini, e in impeto di orgoglio ferito, pur sentendo ancora dentro l’animo tutto l’amore che lo aveva legato alla ragazza, toglie l’anello ad Amina. Vi è di più: giunto al villaggio, Elvino annuncia di voler convolare a nozze con Lisa che, ben contenta del tanto sospirato riconoscimento del proprio sentimento, ne approfitta immediatamente per mettersi in buona luce contrapponendosi sfacciatamente alla povera Amina. Appena in tempo, però, giunge il Conte, che cerca di convincere Elvino ed i contadini lì presenti che la raggazza soffre di sonnambulismo, e che il motivo per cui ella si era trovata nella stanza dell’uomo era da ricondursi proprio a quello stato di alterazione. Ella era incosciente, non aveva nessuna colpa! Ma c’è ancora un particolare da chiarire: chi si trovava invece nella camera del Conte in piena coscienza e volontà, non era la giovane sonnambula, bensì proprio la cara Lisa, come ha modo di provare a tutti Teresa, che mostra il fazzoletto della giovane ostessa, raccolto nell’immediatezza della scoperta negli appartamenti del Nobile… In quella, nella confusione generale, su una trave pericolante del mulino appare la consueta figura bianca, che finalmente tutti hanno modo di riconoscere in Amina. La trave si spezza, ma miracolosamente la giovane riesce a scendere per terra incolume, e tutti si accorgono che ella regge in mano il mazzolino di fiori donatole da Elvino, mentre nel delirio si duole dell’amore perduto. Elvino ora vede e capisce, e finalmente si convince della bontà di quanto rivelatogli dal Conte. Amina si desta, ed Elvino le restituisce l’anello: tutto ora è tornato secondo giustizia.

Non rimane dunque che assistere alla proiezione, ricordando l’appuntamento successivo per il mese di maggio presso Villa Marcello Loredan Franchin con il concerto pianistico di Nicola Pantani, in programma domenica 27 maggio alle ore 18.00.
Alla conclusione del concerto si terrà un brindisi in vista della prossima edizione autunnale della “Fenice Metropolitana”.